[Commento] Miraggi di silicio – Massimo Pietroselli

Copertina
Titolo Miraggi di Silicio
Autore Pietroselli Massimo
Prezzo € -
Dati 1995, 133 pag.
“Silicio: elemento chimico, simb. Si, numero atomico 14, peso atomico 28,086… Dopo l’ossigeno, è l’elemento più abbondante sulla crosta terrestre, dove tuttavia non si trova allo stato libero…” A liberarlo, metaforicamente almeno, pensa il romanzo che pubblichiamo in questo numero, vincitore dell’ultima edizione del Premio URANIA. Firmato da un autore esordiente (ma Pietroselli promette di diventare uno degli autori veramente bravi e da tenere d’occhio), Miraggi di Silicio è scritto con uno stile sicuro e spigliato, e la storia che racconta, tesa e ricca di idee, riserva sorprese che non si limitano ai colpi di scena della trama. Una scoperta, dunque, per tutti gli appassionati di fantascienza e in particolare per i lettori di URANIA, ai quali lo proponiamo con piacere.
Il mio commento tratto da www.operanarrativa.com
Sono arrivato a questo romanzo con grande ritardo e devo ringraziare Sant’eBay per avermi permesso di recuperarlo.
La forza di questo romanzo è nel cambiamento del ritmo di lettura. Si comincia con lentezza, assaporando la tranquillità della vita nei borghi, si hanno dei primi guizzi quando il professor Porath riceve lo scenario, per poi cadere in un crescendo di tensione fino al momento in cui il velo viene tirato via e si cade in un incubo senza pari.
Il romanzo si basa su un’idea che nella fantascienza è stato usato da più parti: il mondo in cui crediamo di vivere non è reale, ma frutto di una manipolazione di qualcuno che ci controlla. Qualcuno (e io stesso) potrebbe alzare la mano e dire: mi ricorda Matrix! Vero, ma non dimentichiamo che questo romanzo è stato pubblicato nel 1995, mentre Matrix è del 1999. Infatti, la trama escogitata da Pietroselli “ricorda” Matrix, ma se ne discosta in più punti e appare addirittura più inquietante. Gli uomini non sono infatti addormentati e proiettati in un mondo che non esiste: vivono nel loro mondo, ma lo vedono idilliaco, diverso da quello che è in realtà. Mi fermo qui, perché non voglio rovinarvi la sorpresa.
Dico solo che dopo l’inizio della seconda parte, l’autore ci proietta in un’atmosfera da incubo, ben peggiore di quella che mi ero prospettato, e la descrive con maestria, facendoci vivere quello che Porath vede e subisce, fino al finale che avevo intuito solo fino a un certo punto. Pietroselli è riuscito a superare ogni mia più cinica aspettativa.